Migranti Sfruttati e Calpestati Appello Denuncia Di DAAWA

Nel sud Italia, in particolare nella provincia di Cosenza si consuma una silenziosa tragedia per un numero crescente di membri della comunità marocchina. Si ritrovano vittime di complesse reti di sfruttamento che fanno leva sulla loro vulnerabilità trasformando il loro sogno di stabilità in un fardello pesante che può durare anni.

Tra matrimoni di convenienza, estorsioni in cambio di permessi di soggiorno e vendita di contratti di lavoro durante i periodi di picco migratorio, si snoda una rete di sofferenza nota solo a chi l'ha vissuta o ne ha sentito parlare in prima persona. L'associazione Daawa, diventata un rifugio sicuro per queste persone, svela questa allarmante realtà attraverso questa denuncia pubblica, una realtà che richiede un intervento urgente.

La storia spesso inizia con una semplice promessa: "Ti aiuteremo a regolarizzare la tua posizione". Ma dietro questa promessa si cela una rete di intermediari, alcuni marocchini e altri italiani, che sfruttano il bisogno di stabilità dei migranti. Alle vittime viene chiesto di pagare somme che vanno dagli ottomila ai dodicimila euro per un matrimonio di convenienza, un contratto di lavoro o un permesso di soggiorno. Se il pagamento ritarda, iniziano le minacce: denuncia alla polizia, revoca del permesso di soggiorno, costrizione alla prostituzione per donne e ragazze, o persino ritorsioni contro le loro famiglie in Marocco. Molte lavorano giorno e notte solo per ripagare questo debito, senza mai ricevere i documenti promessi.

Negli ultimi mesi, l'Associazione Daawa ha riscontrato un aumento significativo del numero di casi di richiesta di assistenza, in particolare nelle zone di Corigliano, Roggiano e Cariati. L'associazione ha ricevuto oltre quindici casi documentati in breve tempo, tra cui uomini che hanno perso tutti i loro risparmi in matrimoni di convenienza mai celebrati, e giovani che hanno versato somme superiori a diecimila euro per contratti di lavoro che non hanno portato a nulla se non a vane promesse.

Un caso riguarda un uomo marocchino sulla trentina che ha venduto un piccolo appezzamento di terreno e ipotecato la casa di famiglia in Marocco per racimolare dodicimila euro, somma che ha versato a un intermediario che gli aveva promesso un lavoro nel settore agricolo. Arrivato in Italia, ha scoperto che il suo nome non risultava in nessun registro e che il datore di lavoro non aveva mai sentito parlare di lui.

In un altro caso, una donna marocchina è stata costretta a lavorare per lunghe ore ogni giorno a pulire per ripagare un debito contratto per un matrimonio fittizio che le aveva procurato solo umiliazioni e minacce. Questi esempi rappresentano non solo una piccola parte di una realtà ben più ampia, una realtà che rivela come lo sfruttamento non sia più limitato a casi individuali, ma si sia trasformato in un sistema economico parallelo che approfitta della debolezza e dell'ignoranza delle leggi da parte del migrante, trasformando il suo bisogno in una merce redditizia.

Con l'avvicinarsi della stagione migratoria, la situazione peggiora. Gli intermediari operano freneticamente, offrendo "contratti di lavoro" a prezzi esorbitanti, che vanno dagli ottomila ai quindicimila euro, in coordinamento con determinati datori di lavoro. In molti casi, il contratto è fittizio, il datore di lavoro non conosce nemmeno il lavoratore, oppure quest'ultimo arriva in Italia e si ritrova disoccupato e senza alloggio e privo dei diritti. Questo mercato nero non prende di mira solo i marocchini; si estende anche a tunisini, bengalesi, senegalesi.. ma la comunità marocchina rimane la più colpita a causa dell'eccessiva fiducia negli intermediari dal bisogno di sistemazione veloce e della paura di denunciare. 

Le conseguenze psicologiche e sociali di questo sfruttamento sono devastanti. Le vittime vivono nella paura costante, perdendo la fiducia nella società e soffrendo di ansia, isolamento e vergogna. Alcune hanno perso tutti i loro risparmi, altre hanno visto la propria vita familiare andare in pezzi, altre ancora si sono rifugiate nella droga e nell'alcol, e altre vivono in silenzio perché credono che nessuno crederà loro o le proteggerà. L'Associazione Daawa, tuttavia, ha dimostrato il contrario, aprendo le sue porte a tutti e fornendo mediazione interculturale linguistica, supporto legale, psicologico e sociale, diventando un faro di speranza in un lungo tunnel.

Nonostante le sue modeste risorse ma l'immensa dedizione, l'associazione riceve quotidianamente nuovi casi e documenta testimonianze sconvolgenti che rivelano la portata e l'entità del fenomeno. L'operato di Daawa non si limita all'assistenza individuale, ma rappresenta un impegno umanitario e per i diritti umani volto a proteggere la dignità, ricostruire la fiducia e spezzare il circolo vizioso della paura che circonda le vittime. 

Attraverso questo intervento, l'associazione lancia l'allarme, esortando le autorità locali, i consolati marocchini e la società civile ad agire prima che la crisi si aggravi. Quello che sta accadendo oggi non è semplice devianza individuale o episodi isolati, ma un fenomeno organizzato che sfrutta i bisogni e le vulnerabilità dei migranti, trasformando la legge in una merce e gli esseri umani in una fonte di profitto. Poiché il silenzio permette a queste reti di persistere, la pubblicazione di questo scritto è un primo passo verso la scoperta della verità, la protezione delle vittime e il ripristino della dignità di una comunità che ha contribuito e continua a contribuire alla costruzione di questo Paese con il proprio sudore e la propria dignità. L'Associazione Daawa continuerà il suo lavoro e rimarrà la stessa voce di chi non ha voce finché questo dolore non si trasformerà in consapevolezza e questa consapevolezza in cambiamento.    


Ahmed Berraou*

* Presidente dell'associazione interculturale islamica Daawa.Odv di Cosenza